PROGRAMMA

PROGRAMMA CORSO DI TEORIE DELL’ARCHITETTURA 2019-20

La cultura architettonica contemporanea non possiede più un codice teorico di riferimento, una teoria condivisa. Le teorie – al plurale – però sono tutt’altro che assenti: semplicemente sono consegnate alle pratiche e alle posizioni dei singoli protagonisti della cultura architettonica.
La cultura del cosiddetto Postmodernismo ha messo in campo un mutamento di atteggiamento da parte dei “maîtres à penser” del panorama internazionale nei riguardi del ruolo e del significato dell’architettura, in risposta ai fenomeni della “società liquida” contemporanea e dei sempre più instabili modi di presentarsi nel mondo della città e del territorio. L’impossibilità di un “linguaggio universale” è il frutto inevitabile di questa “condizione post-moderna”, che va di pari passo con la crisi del determinismo che ha coinvolto tutte le scienze e ha delegittimato la filosofia positivista dell’efficienza.
Ancor più la mutazione di cui parliamo ha coinvolto le arti contemporanee, centrate non più sull’opera ma sempre più sull’esperienza vissuta del fruitore.
Di qui il passaggio, nel pensiero “estetico” come in quello “scientifico”, da un’attenzione prevalente alla “ragione” e alla “razionalità astratta, cartesiana” verso una sempre maggiore attenzione al “corpo” e alla “sensorialità”.
L’esperienza diviene una parola chiave, che lega indissolubilmente la persona umana, il fruitore, agli oggetti dell’arte, dell’architettura, della città e del territorio, sottolineando gli aspetti fenomenologici dello spazio vissuto, le pratiche narrative, il sistema relazionale fra l’uomo e il suo ambiente di vita.
E’ proprio questo passaggio dagli oggetti alle relazioni, dalla struttura al processo, a costituire uno dei fulcri principali del pensiero architettonico che ci interessa e una chiave di volta per comprendere il significato primario di molte recenti sperimentazioni dell’architettura contemporanea.
Al centro dell’esperienza non è più l’oggetto ma la relazione fra gli oggetti, fra di loro e con il fruitore: quindi assumono centralità la topologia, l’esperienza fenomenologica dello spazio; una architettura delle relazioni, che conduce alla pratica del progetto architettonico e urbano o paesistico come incidente non tanto sulle opere-oggetto finite ma sui processi in continuo divenire.
Questa “logica relazionale” ha radici ormai lontane nell’esperienza che precede e in parte accompagna il cosiddetto Movimento Moderno.
Trova poi espressioni in differenti esperienze dell’architettura contemporanea: dalla ricerca legata all’interpretazione fenomenologica dei luoghi e degli spazi di Siza, di Ando, di Holl, di Zumthor, fra gli altri, agli esperimenti sulla texture architettonica di Herzog e de Meuron, fino all’architettura eco-sostenibile di Piano o di Perrault, e alle “architetture evanescenti” immerse in “atmosfere” ambientali e paesaggistiche dei giapponesi Ito, Sejima, Kuma.
E’ su questa traccia che si svolge la fertile connessione della ricerca architettonica con quella sul paesaggio e con le arti visive e performative.
Uno spazio particolare sarà dedicato entro il corso ai rapporti fra architettura, arte e paesaggio, facendo leva su alcune esperienze artistiche e architettoniche di particolare momento in tali ambiti tematici.
Le lezioni (cfr. blog del corso) esemplificheranno tali relazioni con l’esame di alcune esperienze-chiave dell’arte e dell’architettura.
Alla fine del corso i temi teorici affrontati saranno “testati” attraverso un breve workshop tematico di 3 giorni con l’intento di sondare i temi teorici attraverso una esperienza “pratica”.

Sono previste sistematiche lezioni teoriche, seminari e conferenze con visiting professors e un workshop finale di tre giorni consistente in un esercizio pratico di applicazione dei concetti al progetto.
Durante il mese di novembre, ogni lunedì il corso ospiterà (presso l’aula Tafuri di palazzo Badoer) all’interno del proprio orario, dalle 14,30 alle 16,30, un ciclo di conferenze di illustri architetti internazionali, denominate November Talks, e organizzate con il sostegno della Sto Stiftung, fondazione tedesca che collaborerà in tal senso con l’Università Iuav di Venezia. Si veda il programma sul website http://www.iuav.it.

Va ricordato che il corso – pur avendo l’obiettivo di discettare sugli approcci teorici e metodologici alla progettazione architettonica e, in particolare, alla gestione dello spazio nell’architettura si rivolge prevalentemente a studenti di arti visive.
Nell’indagine proposta dal corso, quindi, il rapporto fra le arti (in particolare la scultura, l’installazione, l’arte performativa, ma anche la narrazione letteraria o il cinema) e l’architettura, letta soprattutto nei suoi caratteri di progetto dello spazio, è assolutamente centrale. L’obiettivo è precisamente quello di fornire attraverso una comparazione dei concetti e delle strategie progettuali dell’arte e dell’architettura un apparato teorico che si fonda sulle diverse tendenze sviluppate nell’architettura contemporanea: più specificatamente su quelle tendenze che affrontano il tema dello spazio (d’interno, ma anche urbano e di paesaggio) secondo un’attenzione fenomenologico-percettiva, ovvero tenendo in conto non solo lo spazio fisico ma soprattutto l’esperienza (relazionale) dell’osservatore e del fruitore dentro lo spazio.
E evidente come in questa prospettiva di studio risulti cruciale l’apporto di tutti quegli artisti moderni e contemporanei che hanno assunto la materia-spazio quale la loro principale preoccupazione di ricerca: dalle avanguardie storiche suprematiste e costruttiviste fino alle ricerche spazialiste di Lucio Fontana e di altri artisti italiani del Novecento, alleccezionale apporto dei grandi scultori baschi, Oteiza e Chillida, e allopera dei minimalisti americani, per culminare con Richard Serra. Ed è altrettanto evidente come queste ricerche possano ritrovarsi e compararsi con lazione sullo spazio architettonico condotta con le loro opere, pur secondo diversi filoni, da architetti contemporanei quali Steven Holl, i fratelli Mateus, Alberto Campo Baeza, Alvaro Siza, Herzog e de Meuron, i giapponesi Tadao Ando, Toyo Ito, Kazuyo Sejima, Kengo Kuma e via enumerando; non dimenticando gli apporti fondamentali in tal senso dei maestri del Movimento Moderno, da Le Corbusier e Mies van der Rohe a Alvar Aalto e Louis Kahn.
Il corso ha voluto sperimentare in questi anni anche un difficile ma interessante incontro fra lo studio teorico (sviluppato attraverso le lezioni ex-cathedra e i seminari in aula) e l’applicazione pratica (sviluppata attraverso un esercizio pratico o workshop di pochi giorni con cui si chiude il corso e che sperimenta in corpore vivo le strategie progettuali sullo spazio). Con questo workshop si cerca di sviluppare una installazione o un esercizio pratico e manuale capace di trasferire i concetti teorici in una performance attiva nello spazio, senza per questo arrivare a un vero e proprio progetto architettonico.
E questo lo spirito con il quale si sono sviluppati negli scorsi tre anni consecutivi – lavorando con gli studenti direttamente dentro le gallerie d’arte moderna di Venezia o di Roma – tre diversi workshop intitolati: La conquista dello spazio (con G.Filindeu, CaPesaro, febbraio 2016), Fare spazio (con G.Filindeu, GAM Roma, febbraio 2017), La stanza è vuota ed entra labitante (con J.Ramos, CaPesaro, febbraio 2018), Proun: dall’arte all’architettura attraverso lo spazio (con A.Pocas e J.C.Quindos, VAC Foundation, febbraio 2019)

Il corso prevede una frequenza assidua alle lezioni e alle conferenze ad invito che le affiancheranno, delle quali dovrà esser redatto un “diario di bordo” costante, soggetto a verifica.
Sarà inoltre richiesta allo studente la redazione di un esercizio applicativo che sarà proposto durante il corso attraverso un breve workshop, effettuato con la collaborazione di un visiting professor.
L’esame orale verterà su una discussione dei temi trattati, in base anche alle letture consigliate, e degli esiti dell’”esercizio” suddetto, nonché di un elaborato che presenti un contributo personale dello studente ai temi del corso.

Oltre ai testi di riferimento del docente, fra cui si richiede in particolare la lettura di:
R.Bocchi, Progettare lo spazio e il movimento, Gangemi, Roma 2009;
R.Bocchi, La materia del vuoto, Universalia, Pordenone 2015
si consiglia la lettura dei seguenti testi:
R.McCarter, J.Pallasmaa, Understanding Architecture, Phaidon, London 2012,
P.Gregory, Teorie di architettura contemporanea. Percorsi del Postmodernismo, Carocci, Roma, 2010,
R.Moneo, Inquietudine teorica e strategia progettuale nell’opera di otto architetti contemporanei, Electa, Milano 2005,
e inoltre:
K.Frampton, Tettonica e architettura. Poetica della forma architettonica nel XIX e XX secolo, Skira, Milano 2005
S.Holl, Parallax. Architettura e percezione, Postmedia, Milano 2004
S.Holl, House. Black Swan Theory, Princeton Architectural Press, 2007
J.Pallasmaa, Lampi di pensiero. Fenomenologia della percezione in architettura, Pendragon, Bologna 2011
I.Abalos, Atlas pintoresco, vol. I e II, Gustavo Gili, Barcelona 2005-08,
I.Abalos, Naturaleza y artificio. El ideal pintoresco en la arquitectura y el paisajismo contemporáneos, Gustavo Gili, Barcelona 2009
K.Sejima (ed), La Biennale di Venezia, 12^ Mostra di architettura, People meet in architecture, Marsilio, Venezia 2010
R.Krauss, Passaggi. Storia della scultura da Rodin alla Land Art, B.Mondadori, Milano 1998
H.Foster, ed., Richard Serra (October Files), MIT Press, Boston 2000
H.Foster, The Art-Architecture Complex, Verso, Boston 2011
G.Bruno, Superfici, Johan&Levi, Milano 2016
Juan Navarro Baldeweg, Ministerio de Fomento, Madrid 2017
Mark Wigley, Cutting Matta-Clark: The Anarchitecture Investigation, Lars Muller, Zurich, 2018

UNIVERSITA’ IUAV DI VENEZIA – Dipartimento di Culture del Progetto

CORSO DI TEORIE DELL’ARCHITETTURA

prof. Renato Bocchi

Anno accademico 2018-19

*PROGRAMMA DEL CORSO
La cultura architettonica contemporanea non possiede più un codice teorico di riferimento, una teoria condivisa. Le teorie – al plurale – però sono tutt’altro che assenti: semplicemente sono consegnate alle pratiche e alle posizioni dei singoli protagonisti della cultura architettonica.
La cultura del cosiddetto Postmodernismo ha messo in campo un mutamento di atteggiamento da parte dei “maîtres à penser” del panorama internazionale nei riguardi del ruolo e del significato dell’architettura, in risposta ai fenomeni della “società liquida” contemporanea e dei sempre più instabili modi di presentarsi nel mondo della città e del territorio. L’impossibilità di un “linguaggio universale” è il frutto inevitabile di questa “condizione post-moderna”, che va di pari passo con la crisi del determinismo che ha coinvolto tutte le scienze e ha delegittimato la filosofia positivista dell’efficienza.
Ancor più la mutazione di cui parliamo ha coinvolto le arti contemporanee, centrate non più sull’opera ma sempre più sull’esperienza vissuta del fruitore.
Di qui il passaggio, nel pensiero “estetico” come in quello “scientifico”, da un’attenzione prevalente alla “ragione” e alla “razionalità astratta, cartesiana” verso una sempre maggiore attenzione al “corpo” e alla “sensorialità”.
L’esperienza diviene una parola chiave, che lega indissolubilmente la persona umana, il fruitore, agli oggetti dell’arte, dell’architettura, della città e del territorio, sottolineando gli aspetti fenomenologici dello spazio vissuto, le pratiche narrative, il sistema relazionale fra l’uomo e il suo ambiente di vita.
E’ proprio questo passaggio dagli oggetti alle relazioni, dalla struttura al processo, a costituire uno dei fulcri principali del pensiero architettonico che ci interessa e una chiave di volta per comprendere il significato primario di molte recenti sperimentazioni dell’architettura contemporanea.
Al centro dell’esperienza non è più l’oggetto ma la relazione fra gli oggetti, fra di loro e con il fruitore: quindi assumono centralità la topologia, l’esperienza fenomenologica dello spazio; una architettura delle relazioni, che conduce alla pratica del progetto architettonico e urbano o paesistico come incidente non tanto sulle opere-oggetto finite ma sui processi in continuo divenire.
Questa “logica relazionale” ha radici ormai lontane nell’esperienza che precede e in parte accompagna il cosiddetto Movimento Moderno.
Trova poi espressioni in differenti esperienze dell’architettura contemporanea: dalla ricerca legata all’interpretazione fenomenologica dei luoghi e degli spazi di Siza, di Ando, di Holl, di Zumthor, fra gli altri, agli esperimenti sulla texture architettonica di Herzog e de Meuron, fino all’architettura eco-sostenibile di Piano o di Perrault, e alle “architetture evanescenti” immerse in “atmosfere” ambientali e paesaggistiche dei giapponesi Ito, Sejima, Kuma.
E’ su questa traccia che si svolge la fertile connessione della ricerca architettonica con quella sul paesaggio e con le arti visive e performative.
Uno spazio particolare sarà dedicato entro il corso ai rapporti fra architettura, arte e paesaggio, facendo leva su alcune esperienze artistiche e architettoniche di particolare momento in tali ambiti tematici.
Le lezioni (cfr. blog del corso) esemplificheranno tali relazioni con l’esame di alcune esperienze-chiave dell’arte e dell’architettura.
Alla fine del corso i temi teorici affrontati saranno “testati” attraverso un breve workshop tematico di 3 giorni con l’intento di sondare i temi teorici attraverso una esperienza “pratica”.

Sono previste sistematiche lezioni teoriche, seminari e conferenze con visiting professors e un workshop finale di tre giorni consistente in un esercizio pratico di applicazione dei concetti al progetto.

ARTE E ARCHITETTURA: ALLA RICERCA DI “CORRISPONDENZE D’AMOROSI SENSI”.

Va ricordato che il corso – pur avendo l’obiettivo di discettare sugli approcci teorici e metodologici alla progettazione architettonica e, in particolare, alla gestione dello spazio nell’architettura – si rivolge prevalentemente a studenti di arti visive.
Nell’indagine proposta dal corso, quindi, il rapporto fra le arti (in particolare la scultura, l’installazione, l’arte performativa, ma anche la narrazione letteraria o il cinema) e l’architettura, letta soprattutto nei suoi caratteri di progetto dello spazio, è assolutamente centrale. L’obiettivo è precisamente quello di fornire – attraverso una comparazione dei concetti e delle strategie progettuali dell’arte e dell’architettura – un apparato teorico che si fonda sulle diverse tendenze sviluppate nell’architettura contemporanea: più specificatamente su quelle tendenze che affrontano il tema dello spazio (d’interno, ma anche urbano e di paesaggio) secondo un’attenzione “fenomenologico-percettiva”, ovvero tenendo in conto non solo lo spazio fisico ma soprattutto l’esperienza (relazionale) dell’osservatore e del fruitore dentro lo spazio.
E’ evidente come in questa prospettiva di studio risulti cruciale l’apporto di tutti quegli artisti moderni e contemporanei che hanno assunto la materia-spazio quale la loro principale preoccupazione di ricerca: dalle avanguardie storiche suprematiste e costruttiviste fino alle ricerche spazialiste di Lucio Fontana e di altri artisti italiani del Novecento, all’eccezionale apporto dei grandi scultori baschi, Oteiza e Chillida, e all’opera dei minimalisti americani, per culminare con Richard Serra. Ed è altrettanto evidente come queste ricerche possano ritrovarsi e compararsi con l’azione sullo spazio architettonico condotta con le loro opere, pur secondo diversi filoni, da architetti contemporanei quali Steven Holl, i fratelli Mateus, Alberto Campo Baeza, Alvaro Siza, Herzog e de Meuron, i giapponesi Tadao Ando, Toyo Ito, Kazuyo Sejima, Kengo Kuma e via enumerando; non dimenticando gli apporti fondamentali in tal senso dei maestri del Movimento Moderno, da Le Corbusier e Mies van der Rohe a Alvar Aalto e Louis Kahn.
Il corso ha voluto sperimentare in questi anni anche un difficile ma interessante incontro fra lo studio teorico (sviluppato attraverso le lezioni ex-cathedra e i seminari in aula) e l’applicazione pratica (sviluppata attraverso un esercizio pratico o workshop di pochi giorni con cui si chiude il corso e che sperimenta in corpore vivo le strategie progettuali sullo spazio). Con questo workshop si cerca di sviluppare una installazione o un esercizio pratico e manuale capace di trasferire i concetti teorici in una “performance” attiva nello spazio, senza per questo arrivare a un vero e proprio progetto architettonico.
E’ questo lo spirito con il quale si sono sviluppati negli scorsi tre anni consecutivi – lavorando con gli studenti direttamente dentro le gallerie d’arte moderna di Venezia o di Roma – tre diversi workshop intitolati: La conquista dello spazio (con G.Filindeu, Ca’Pesaro, febbraio 2016), Fare spazio (con G.Filindeu, GAM Roma, febbraio 2017), La stanza è vuota ed entra l’abitante (con J.Ramos, Ca’Pesaro, febbraio 2018).
Caratteristica interessante di queste esperienze è stata anche la opportunità di far lavorare assieme, in stretta collaborazione, studenti di architettura e studenti di arti visive, integrando le loro visioni, i loro specifici approcci e conoscenze e i diversi strumenti tecnici in loro possesso.

Il corso prevede una frequenza assidua alle lezioni e alle conferenze ad invito che le affiancheranno, delle quali dovrà esser redatto un “diario di bordo” costante, soggetto a verifica.
Sarà inoltre richiesta allo studente la redazione di un esercizio applicativo che sarà proposto durante il corso attraverso un breve workshop, effettuato con la collaborazione di un visiting professor.
L’esame orale verterà su una discussione dei temi trattati, in base anche alle letture consigliate, e degli esiti dell’”esercizio” suddetto, nonché di un elaborato che presenti un contributo personale dello studente ai temi del corso.

Bibliografia

Oltre ai testi di riferimento del docente, fra cui si richiede in particolare la lettura di:
R.Bocchi, Progettare lo spazio e il movimento, Gangemi, Roma 2009;
R.Bocchi, La materia del vuoto, Universalia, Pordenone 2015
si consiglia la lettura dei seguenti testi:
R.McCarter, J.Pallasmaa, Understanding Architecture, Phaidon, London 2012,
P.Gregory, Teorie di architettura contemporanea. Percorsi del Postmodernismo, Carocci, Roma, 2010,
R.Moneo, Inquietudine teorica e strategia progettuale nell’opera di otto architetti contemporanei, Electa, Milano 2005,
e inoltre:
K.Frampton, Tettonica e architettura. Poetica della forma architettonica nel XIX e XX secolo, Skira, Milano 2005
S.Holl, Parallax. Architettura e percezione, Postmedia, Milano 2004
S.Holl, House. Black Swan Theory, Princeton Architectural Press, 2007
J.Pallasmaa, Lampi di pensiero. Fenomenologia della percezione in architettura, Pendragon, Bologna 2011
I.Abalos, Atlas pintoresco, vol. I e II, Gustavo Gili, Barcelona 2005-08,
I.Abalos, Naturaleza y artificio. El ideal pintoresco en la arquitectura y el paisajismo contemporáneos, Gustavo Gili, Barcelona 2009
K.Sejima (ed), La Biennale di Venezia, 12^ Mostra di architettura, People meet in architecture, Marsilio, Venezia 2010
R.Krauss, Passaggi. Storia della scultura da Rodin alla Land Art, B.Mondadori, Milano 1998
H.Foster, ed., Richard Serra (October Files), MIT Press, Boston 2000
H.Foster, The Art-Architecture Complex, Verso, Boston 2011
G.Bruno, Superfici, Johan&Levi, Milano 2016
Juan Navarro Baldeweg, Ministerio de Fomento, Madrid 2017
Mark Wigley, Cutting Matta-Clark: The Anarchitecture Investigation, Lars Muller, Zurich, 2018

 

Anno accademico 2017-18

Prof. Renato Bocchi

PROGRAMMA

La cultura architettonica contemporanea non possiede più un codice teorico di riferimento, una teoria condivisa. Le teorie – al plurale – però sono tutt’altro che assenti: semplicemente sono consegnate alle pratiche e alle posizioni dei singoli protagonisti della cultura architettonica.

La cultura del cosiddetto Postmodernismo ha messo in campo un mutamento di atteggiamento da parte dei “maîtres à penser” del panorama internazionale nei riguardi del ruolo e del significato dell’architettura, in risposta ai fenomeni della “società liquida” contemporanea e dei sempre più instabili modi di presentarsi nel mondo della città e del territorio. L’impossibilità di un “linguaggio universale” è il frutto inevitabile di questa “condizione post-moderna”, che va di pari passo con la crisi del determinismo che ha coinvolto tutte le scienze e ha delegittimato la filosofia positivista dell’efficienza.

Ancor più la mutazione di cui parliamo ha coinvolto le arti contemporanee, centrate non più sull’opera ma sempre più sull’esperienza vissuta del fruitore.

Di qui il passaggio, nel pensiero “estetico” come in quello “scientifico”, da un’attenzione prevalente alla “ragione” e alla “razionalità astratta, cartesiana” verso una sempre maggiore attenzione al “corpo” e alla “sensorialità”.

L’esperienza diviene una parola chiave, che lega indissolubilmente la persona umana, il fruitore, agli oggetti dell’arte, dell’architettura, della città e del territorio, sottolineando gli aspetti fenomenologici dello spazio vissuto, le pratiche narrative, il sistema relazionale fra l’uomo e il suo ambiente di vita.

E’ proprio questo passaggio dagli oggetti alle relazioni, dalla struttura al processo, a costituire uno dei fulcri principali del pensiero architettonico che ci interessa e una chiave di volta per comprendere il significato primario di molte recenti sperimentazioni dell’architettura contemporanea.

Al centro dell’esperienza non è più l’oggetto ma la relazione fra gli oggetti, fra di loro e con il fruitore: quindi assumono centralità la topologia, l’esperienza fenomenologica dello spazio; una architettura delle relazioni, che conduce alla pratica del progetto architettonico e urbano o paesistico come incidente non tanto sulle opere-oggetto finite ma sui processi in continuo divenire.

Questa “logica relazionale” ha radici ormai lontane nell’esperienza che precede e in parte accompagna il cosiddetto Movimento Moderno.

Trova poi espressioni in differenti esperienze dell’architettura contemporanea: dalla ricerca legata all’interpretazione fenomenologica dei luoghi e degli spazi di Siza, di Ando, di Holl, di Zumthor, fra gli altri, agli esperimenti sulla texture architettonica di Herzog e de Meuron, fino all’architettura eco-sostenibile di Piano o di Perrault, e alle “architetture evanescenti” immerse in “atmosfere” ambientali e paesaggistiche dei giapponesi Ito, Sejima, Kuma.

E’ su questa traccia che si svolge la fertile connessione della ricerca architettonica con quella sul paesaggio e con le arti visive e performative.

Uno spazio particolare sarà dedicato entro il corso ai rapporti fra architettura, arte e paesaggio, facendo leva su alcune esperienze artistiche e architettoniche di particolare momento in tali ambiti tematici.

Le lezioni (cfr. blog del corso) esemplificheranno tali relazioni con l’esame di alcune esperienze-chiave dell’arte e dell’architettura.

Alla fine del corso i temi teorici affrontati saranno “testati” attraverso un breve workshop tematico di 3 giorni con l’intento di sondare i temi teorici attraverso una esperienza “pratica”.

Al corso parteciperà attivamente il visiting professor Jorge Ramos Jular, docente presso la Universidad de Valladolid e la Universidade da Beira Interior.

MODALITA’

Il corso prevede una frequenza assidua alle lezioni e alle conferenze ad invito che le affiancheranno, delle quali dovrà esser redatto un “diario di bordo” costante, soggetto a verifica.

Sarà inoltre richiesta allo studente la redazione di un esercizio applicativo che sarà proposto durante il corso attraverso un breve workshop, effettuato con la collaborazione del visiting professor Jorge Ramos.

L’esame orale verterà su una discussione dei temi trattati, in base anche alle letture consigliate, e degli esiti dell’”esercizio” suddetto, nonché di un elaborato che presenti un contributo personale dello studente ai temi del corso.

TESTI DI RIFERIMENTO

Oltre ai testi di riferimento del docente, fra cui si richiede in particolare la lettura di:

R.Bocchi, Progettare lo spazio e il movimento, Gangemi, Roma 2009;

R.Bocchi, La materia del vuoto, Universalia, Pordenone 2015

si consiglia la lettura dei seguenti testi:

P.Gregory, Teorie di architettura contemporanea. Percorsi del Postmodernismo, Carocci, Roma, 2010,

R.Moneo, Inquietudine teorica e strategia progettuale nell’opera di otto architetti contemporanei, Electa, Milano 2005,

J.Pallasmaa e R.McCarter, Understanding Architecture, Phaidon, London 2012,

e inoltre:

K.Frampton, Tettonica e architettura. Poetica della forma architettonica nel XIX e XX secolo, Skira, Milano 2005

S.Holl, Parallax. Architettura e percezione, Postmedia, Milano 2004

S.Holl, House. Black Swan Theory, Princeton Architectural Press, 2007

J.Pallasmaa, Lampi di pensiero. Fenomenologia della percezione in architettura, Pendragon, Bologna 2011

I.Abalos, Atlas pintoresco, vol. I e II, Gustavo Gili, Barcelona 2005-08,

I.Abalos, Naturaleza y artificio. El ideal pintoresco en la arquitectura y el paisajismo contemporáneos, Gustavo Gili, Barcelona 2009

K.Sejima (ed), La Biennale di Venezia, 12^ Mostra di architettura, People meet in architecture, Marsilio, Venezia 2010

R.Krauss, Passaggi. Storia della scultura da Rodin alla Land Art, B.Mondadori, Milano 1998

G.Bruno, Superfici, Johan&Levi, Milano 2016.

Il corso dispone di un blog, in cui sono pubblicati testi delle lezioni e esiti degli esercizi: vedi https://reboc2.wordpress.com/

Altri testi del docente sono reperibili nel sito:  https://iuav.academia.edu/RBocchi

 

 

 

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