COSTELLAZIONI FRA ARTI E ARCHITETTURA. Lo zodiaco di Juan Navarro Baldeweg

 

COSTELLAZIONI FRA ARTI E ARCHITETTURA

RENATO BOCCHI

 

“L’architettura è un’arte del corpo che prende in considerazione la sua immersione in tutto ciò che la circonda.

Un proposito essenziale dell’architetto è vedere sempre il corpo di ciascuno, il nostro corpo, come elemento centrale recettore sensibile e agente che liberamente si muove e interagisce nell’ambiente fisico” (1)

– questo passo riassume in breve la poetica di Juan Navarro Baldeweg come artista e come architetto.

L’indagine sui fenomeni dell’universo fisico che sorreggono la costruzione dei nostri ambienti di vita è la chiave di tutta la sua ricerca come artista multivalente e come architetto,

fin dai fondamentali esperimenti condotti durante la sua residenza al MIT di Cambridge, Mass. negli anni ‘70, ispirati dalla carismatica figura di György Kepes.

 

“Gli obiettivi artistici in generale, e dell’architettura in particolare, – ribadisce Navarro (2) -obbligano alla conoscenza dell’universo fisico: la materia, le energie, il corpo e il suo trattare la natura onnipresente sopra la quale agisce e in cui vive”.

Tutta una vita di pazienti esperimenti di laboratorio sul filo dei rapporti arte-scienza trova poi applicazione e sostanza nella costruzione di spazi fisici reali attraverso la pratica dell’architettura,

e conduce ad opere esemplari come:

  • il palazzo dei congressi di Salamanca,
  • la ristrutturazione dei mulini di Murcia,
  • i musei delle grotte di Altamira
  • e dell’evoluzione umana di Burgos,
  • la biblioteca Hertziana di Roma,

tanto per citarne alcune fra le più paradigmatiche.

Architetture che non si distinguono per il fascino di mirabolanti invenzioni figurative o stilistiche, ma per un più sottile intrinseco carattere di macchine spaziali e strutturali, a volte anche ardite, ma soprattutto perfettamente funzionanti, in cui quei fenomeni fisici basilari trovano una quasi naturale espressione plastica.

Architetture che non cercano la spettacolarità, architetture da sperimentare e da vivere “corporeamente”, talvolta difficili da apprezzare d’acchito con un solo sguardo.

Nella mostra Anelli di uno Zodiaco, a Venezia, Ca’ Pesaro, a cura di Ignacio Moreno – autore di una recente accuratissima indagine sull’intera opera di Navarro (3) – i capitoli-chiave di quella ricerca paziente, che indaga sui fenomeni della gravità, della luce, delle energie e dei processi percettivi e corporei attraverso l’arte e l’architettura, sono sintetizzati attraverso un complesso interessante montaggio di opere eterogenee che lo stesso autore ha definito uno “zodiaco”, composto di anelli o costellazioni, “opera di opere”.

Lascio di nuovo alle parole di Navarro la spiegazione dell’interessante assunto cui si ispira tale montaggio di vaga assonanza warburghiana, già sperimentato parzialmente in una precedente mostra alla Fondazione ICO di Madrid nel 2014:

“Ciò che è diverso nelle mie opere realizzate nel tempo e con differenti mezzi espressivi mi spingeva a cercare uno scenario fisico capace di accoglierle e un teatro mentale in cui poter celebrare la loro interlocuzione (… ) Si richiedeva, in definitiva, una struttura globale (…) tale congiunzione, nella convivenza naturale fra uguali per semplice prossimità, incitava alla sua comprensione come insieme: un’opera di opere (…)

Pensavo soprattutto al preciso e deliberato montaggio che formava il complesso di cinque opere della collezione Katherine Dreier che si era potuto vedere al MoMA di New York nel 1953. (…) Questa immagine mi pareva un buon esempio di quello che cercavo. L’installazione era la scena di un piccolo teatro in cui pochi oggetti esibivano le loro differenze man mano che ciascuno completava il ruolo degli altri. (…) Anche solo la strategia di situare una cosa vicina all’altra, limpidamente e a volte con l’intenzione di formare un insieme, ci obbliga a una denominazione che supera il concetto di readymade, un’arte della presentazione: display art. Il solo fatto di disporre gli oggetti fissa un campo semantico che sorge per semplice raggruppamento (…) dai riflessi mutui fra le opere che, percepite in un libero vagare mentale, danno luogo a un ambito interattivo che possiamo chiamare spazio immaginario. (…) Ho tentato perciò di presentare un lavoro in pensiero ed opere, senza tener conto di date e di mezzi espressivi diversi, con l’intenzione ultima che le opere si attraggano l’una con l’altra, si aggruppino e esibiscano un comune denominatore, il medesimo filo di argomentazione.  Il proposito è di formare, nella sfera virtuale, uno spazio immaginario in risposta a un firmamento di opere realizzate nel corso degli anni. Alla fine mi è piaciuto pensare a questo anello di anelli come se si trattasse di uno zodiaco” (4).

Gli anelli o costellazioni di opere così “montate” sono un efficace dispositivo per spiegare i forti legami – per quanto spesso sottili e persino subliminali – che intercorrono nel percorso di ricerca di Navarro fra le esperienze artistiche nei campi della pittura, della scultura o dell’installazione e le realizzazioni architettoniche che lo hanno consacrato fra i maestri dell’architettura contemporanea spagnola.

Gravità. Peso, equilibrio.

Come accade nel lunario, esiste una energia latente che si manifesta in tutte queste opere, effetto dells forza di gravità, del peso e dell’equilibrio: “le piezas de gravedad o piezas de equilibrio inducono nell’osservatore la sensazione della soggezione alle stesse forze gravitazionali che quegli oggetti rendono evidenti. Stimolano le sensazioni, profondamente emotive, di un vivere fisico, terreno, che comporta peso e sforzo, tensione, ovvero, di un vivere corporalmente nel mondo”.

  1. Palacio de congresos y exposiciones de Castilla-Leon, Salamanca, 1985-1992, sala principal.
  2. Rueda y peso, 1973 
  3. Sin titulo, 1964, latex sobre lienzo
  4. Museo de Altamira, sala de exposiciones
  5. Aro dorado, Granada, 2007
  6. Instalacion Luz y metales, 1976

– Luce.

In questo anello la luce solare è protagonista. Ciascuna opera è una cassa di risonanza della luce del sole. Il comune denominatore è la fonte di energia, che “accende” tutte le opere.  “Su molte considerazioni che provengono dalla semplice osservazione e dalla esperienza della pittura, si basa uno sforzo di creare con la luce: per controllare i suoi effetti e animare la vita dello spazio architettonico bagnato dalla luce. Si tratta di indagare le strutture che, oltre a essere resistenti, canalizzino la luce, attribuendole valore e protagonismo, a detrimento degli altri fattori. Questi sforzi si dirigono verso la creazione di entità architettoniche che rispondano al trattamento raffinato della luce, delle ombre e delle loro colorazioni”.

  1. Modelo experimental para el proyecto de instalacion de un reloj de sol en el rio Charles, Boston, 1972.
  2. Cinco unidades de luz, 1974.
  3. Estructura de luz cenital I. Casa per un pintor, 1991
  4. Paisaje, 1991. Oleo sobre lienzo
  5. Estructura de luz cenital III, Proyecto para el diseno urbano de la Marina de Arrecife, 1998
  6. Estudio en el Centro de Artes Visuales del MIT, 1973
  7. Lluvia de luz, 1989, oleo sobre lienzo.

Corpo. Orizzonte, mano.

Sono opere in cui si manifesta la espressione organica corporea, il movimento nello spazio, l’esplorazione visuale, l’orizzonte e l’espressione manuale nella costruzione.

“in tutti i mezzi espressivi, la luce e la gravità inducono nel soggetto percettore sensazioni che sono recepite in modo inevitabile e passivo. L’orizzonte e la mano, al contrario, implicano un soggetto in azione. La esplorazione visuale e il fare suppongono un corpo organico che risponda con curiosità, che si muova e si confronti con l’intorno e che si senta motivato dal desiderio di ordinare, costruire e dar forma”.

  1. Proyecto para un centro de espectaculos, Blois, 2001.
  2. Rehabilitacion del Molino de Martos y Balcon de Guadalquivir, Cordoba, 1997-2005, sala de exposicion
  3. Proyecto para Palacio de Congresos y hotel, mallorca, 2005.
  4. Sede departamental de la Universidad Pompeu Fabra, Barcelona, 1996-2008, interior del atrio.
  5. Instalacion Entrez lentement (homenaje a Barragan), 2005

Processi. Costruzione e distruzione.

I processi in qualunque azione costruttiva sono anche inevitabilmente distruttivi. Tutte le trasformazioni implicano una spesa. Nell’anello si includono anche trasformazioni di ordine semantico che riguardano la creazione e la distruzione di significati. Si considerano cioè le alterazioni di connotazione semantica di un oggetto senza modificazioni fisiche, come accade per i ready-made.

“Alcune mie istallazioni y stanze o interni trattano di frammenti di contatti umani; frammenti del corpo, le mani, gli occhi, la faccia… frammenti di attitudini e relazioni, comportamenti, simpatie. Ci sono segni che, per esempio, si riferiscono all’uomo nella luce, alla mano nell’aria, al colore nella luce, alla luce negli occhi. Altri segni si riferiscono all’ intorno nei flussi di energia come la gravità, il magnetismo e la luce. I segni qualificano y arricchiscono la coscienza del valore polisemico della realtà, partendo da pochi frammenti che servono per orientamento y lasciano aperto il campo ad altre possibili letture e combinazioni, dato il carattere additivo, in generale, di questi interventi. Questi segni conducono così a nuove coincidenze e esaltazioni”

  1. Portal de la Biblioteca Hertziana, Roma
  2. Jarro, 1973-1990, bronce patinado en blanco
  3. Centro de investigaciones y Museo de Altamira, Santillana del Mar, 1994-2001.
  4. Equipamientos Culturales en el Solar de la Caballeria, Burgos, 200-2012, envolvente de la torre de instalaciones.
  5. Casa para una interseccion, 1976.

Tali montaggi costituiscono in generale un interessantissimo test per sondare più in generale le inferenze e le interferenze che caratterizzano da sempre i rapporti fra le arti cosiddette “visive” o “plastiche” e l’architettura, non solo nel lavoro di altre singole personalità multivalenti (si pensi al caso emblematico di Le Corbusier), ma anche nelle possibili illuminanti comparazioni-influenze-assonanze rintracciabili fra artisti e architetti diversi, in vista della messa a punto di un apparato teorico per la disciplina architettonica (nel convegno abbiamo visto una serie di casi, dalle avanguardie polacche di Kobro e Strzeminski, a Marcel Duchamp e Richard Serra. da Donald Judd a Rothko, comparate o accostate ad esperienze architettoniche di vario tipo, da Mies a Barragan, passando per alcuni maestri dello stesso Navarro, come Alejandro de la Sota).

Questo è stato il tema proposto dalla giornata di studi al titolo Arti e architettura: corrispondenza d’amorosi sensi, che è stata pensata come una vera e propria anteprima della mostra di Juan Navarro Baldeweg.

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