Appunti su Kazuyo Sejima, da Yuko Hasegawa e Eve Blau

Yuko Hasegawa

Un’architettura della consapevolezza per il XXI secolo, in “Kazuyo Sejima+Ryue Nishisawa. Sanaa”, Electa, Milano 2005

Il suo modo di progettare esprime soltanto il suo personale desiderio di creare e il senso di libera relazione fisica che ella intrattiene con la realtà spaziale.

La levità “ariosa” di Toyo Ito si esprime nelle forme. Kazuyo Sejima non ha ereditato l’approccio ideologico e utopico di Ito, ma ha appreso il suo modo di utilizzare i materiali e le strutture per ottenere leggerezza.

La Sejima costruisce oggetti che hanno corrispondenza con la realtà e lavora su programmi basati sullo studio di come l’edificio verrà concretamente utilizzato.

… in che modo l’edificio modificherà le persone che lo fruiscono, e come verrà a sua volta modificato da quelle.

Di Ito ha ereditato lo stile, descritto come cinematografico ed effimero, creando però forme proprie.

Per comprendere la leggerezza di Sejima e il suo modo di interpretare il “rapporto tra corpo e architettura”, mi pare utile ricordare la filosofia progettuale di Toyo Ito. Egli usa immagini di architettura in movimento nell’epoca dell’elettronica. Più che richiamare immagini come la scatola, la tenda o la capanna, l’architettura di Ito gioca sui contrasti tra peso e leggerezza, contenitore e contenuto, contrazione e dilatazione, trasparenza ed opacità, ed esplora la contrapposizioen fra difefrenti paradigmi costruttivi. In altre parole, gli edifici di Ito esprimono sia “gravità” che “antigravità” e cercano di superare il concetto di chiusura: da sempre, un’aspirazione dell’architettura.

Tale realtà si basa sul dualismo della nostra fisicità analizzato da Ito: il nostro corpo è la combinazione di un corpo fisico primitivo e di un corpo ad alto contenuto informativo che esiste nello spazio virtuale fatto, appunto, di informazioni.

Rispetto all’interpretazione concettuale di ito, l’approccio alla corporeità della Sejima è maggiormente pratico, poiché desume le proprie idee dall’accumulo di esperienze fisiche personali.

Fra i dati di conoscenza importanti per la Sejima, quando progetta una struttura, sono le attività che le persone svolgono nell’edificio e come lo utilizzano. Ella si concentra sulla “sequenza temporale” delle azioni e degli eventi prodotti dal vivere in quel fabbricato.

Il suo metodo di lavoro, definito diagram architecture, è un procedimento che si sviluppa attarverso innumerevoli piante e modelli tridimensionali di studio, prospetti e facciate sono lasciati per ultimi.

Tende a considerare l’intero spazio come un’unità funzionale. … Il tutto è considerato come un’unica funzione, incoraggia e promuove la mescolanza, favorisce incontri e reazioni imprevisti. E’ esattamente ciò che dice la teoria del caos.

“La progettazione architettonica può procedere solo attraverso le forme. Fare architettura, se possiamo dirlo senza timore di essere fraintesi, implica certamente il problema di creare nuove forme. Forma nuova non significa irregolare o stravagante. Lavorando attraverso schizzi, cerchiamo sempre di scoprire nuove forme che siano generate direttamente dal progetto. Le forme permettono di riconoscere i progetti e, per di più, l’aspetto pubblico o sociale dell’architettura risiede precisamente nell’intelligibilità di un edificio e delle relazioni che esso instaura con le strutture che lo circondano.”

Museo d’arte contemporanea del XXI secolo di Kanazawa

L’interpretazione del programma è stata condizionata dal modo di risolvere la relazione tra la funzione di galleria e quella di centro di comunicazione artistica.

Uno spazio d’eccezione che interagisce con il suo intorno, tanto da modificarne la percezione quando lo si osservi dall’interno del manufatto.

L’edificio è stato pensato in modo che interno ed esterno si sovrappongano visivamente sulla superficie curva della vetrata.

Le corti sono spazi immateriali, pieni di luce.

Ciò che si vede sono le opere d’arte, la luce e il pubblico, che sembra muoversi su un palcoscenico bianco. Lo spazio museale accoglie la presenza del pubblico, sia nella veste di soggetto fisico sia in quella di soggetto dell’informazione, che interpreta e reagisce emotivamente alla comunicazione dell’opera d’arte.

Sono stati selezionati 14 tipi differenti di sala, con 5 altezze differenti e le cui forme di base sono il quadrato, il rettangolo aureo e il cerchio.

Il Rolex Learning Center all’Ecole Polytechnique di Losanna

Le persone possono incontrarsi con facilità in questo spazio unitario. La copertura e il pavimento si sviluppano con lievi ondulazioni e sono diffusamente bucati da cortili di differente forma e dimensione. L’ingresso principale è accessibile dai 4 lati camminando sotto la tettoia. Una volta entrato, il visitatore può salire sulle morbide pieghe del piano di calpestio o dirigersi oltre i patii per accedere ai vari settori del programma funzionale. Le piccole corti e le oscillazioni d’altezza e d’ampiezza degli spazi creano atmosfere molto diverse fra loro. L’obiettivo era realizzare un luogo in cui le attività fossero separate, ma, al contempo, si amalgamassero naturalmente l’una con l’altra per generare un ambiente unificato.

 

Yuko Hasegawa – Biennale Architettura 2010, People meet in Architecture, catalogo Marsilio, Venezia, 2010, pagg.28-36

La sensibilità, le emozioni e la fluidità del programma architettonico

Nel contesto della produzione di sinergie entro la diversità (pluralità) di percezioni e di intellettualità, quello di “corpo-mente” è un importante concetto chiave.

Una “esperienza” e uno “spazio” che incitano sensibilità e saperi latenti risultano necessari al fine di accentuare il corpo-mente.  ….

Il corpo e l’espansione della sua energia producono lo spazio, e con il suo movimento il corpo produce se stesso in conformità con le regole dello spazio.

Questa si potrebbe anche definire la creazione di “spazio” nel contesto dei “rapporti” di cui il sé fa parte o che creano costantemente il sé.

People meet in architecture, il tema della mostra, è un tentativo di riconsiderare il concetto tradizionale di architettura guardando alle possibilità del nuovo ordine o dei programmi creativi che vengono alla luce quando le persone si riuniscono e si rapportano l’una all’altra nell’ambito di questo spazio. Vale a dire che questa concezione dell’architettura non comprende soltanto gli edifici ma anche gli atti di creazione di spazi d’ogni sorta, ivi inclusi quelli rappresentativi, che favoriscono questi effetti.

La società in rete ha disgregato non solo i confini regionali, ma anche quelli dei mezzi di informazione…. Le pareti (confini) che definiscono i rapporti fra programmi architettonici completati, come quelli fra interno e esterno, architettura (artificiale) e ambiente (naturale), pubblico e privato, fisico e virtuale, dovranno dissolversi oppure i confini si dovranno rendere più flessibili e fluidi.

Dove si trova dunque la metodologia o la chiave che conduce a un’architettura che comprenda tutte le possibilità dell’”architettura relazionale” o dei “programmi creativi”?

Fa riflettere il fatto che Lefebvre  si riferisca al recupero del corpo in termini di recupero dello spazio sensoriale-sensuale e auspichi il ripristino di uno spazio per il “non visivo” in forma di “discorso”, della “voce”, dell’”olfatto” o dell’”udito”.

Le tendenze non visive sono una caratteristica dell’architettura di Sejima e di SANAA, denunciando una sensibilità fluida e mobile.

Come ha rilevato Toyo Ito, Sejima osserva in maniera intuitiva i tempi in cui vive e li schematizza direttamente senza passare per le deviazioni dei concetti architettonici convenzionali esistenti. Il suo mezzo espressivo è il suo stesso corpo, il suo corpo-mente postideologico che mette in pratica una vita straordinariamente ricca.

La realtà del “non visivo” è in gran parte creata attraverso una percezione conseguita tramite ricettori, interfacce e mezzi espressivi diversi.

Quel che ad esempio la attira non è la trasparenza dell’architettura modernista, ma una trasparenza evoluta, un uso del vetro che presenta riflessi stratificati simili a quelli di una pellicola, una disposizione degli spazi che sconcerta gli utenti lasciandogli al contempo libera scelta e il curvilineo non come forma scultorea, bensì quale meccanismo per estrarre nuovi comportamenti dall’attraversamento di questi spazi.

L’”intellettualità eterogenea” degli architetti interpreta e astrae la “percezione eterogenea” degli utenti – forse anche i rapporti fra utenti e architetti si potrebbero trasporre nello stesso modo.

Sul video di Wenders

Dai tempi di LC sono stati girati svariati film e video sul tema dell’architettura. In questa mostra si propone un approccio differente a quello di questi film e video preesistenti, un approccio in cui lo spazio è considerato una rappresentazione interna delle persone che lo popolano. Tale approccio contribuisce ad arricchire la “rappresentazione dello spazio”.

Wim Wenders concentra l’attenzione sul rapporto in fieri tra un nuovo spazio architettonico sperimentale, il Rolex Learning Center di Losanna, e i suoi fruitori. Possiamo sentire i pensieri degli studenti all’interno dello spazio come se stessimo ascoltando un vasto coro di voci. A sua volta, l’edificio comunica con i propri fruitori, i quali, se hanno orecchio, potranno udire la sua voce che si rivolge direttamente a loro. Possiamo dire che questo dialogo colpisce non tanto il senso dell’udito quanto il profondo della nostra consapevolezza.

Insieme, queste opere costituiscono una registrazione visiva simile a un indice del rapporto degli utenti – impressi su pellicola dagli stessi architetti che partecipano alla mostra – con gli edifici progettati. Il loro scopo è immortalare le nuove rappresentazioni che si scoprono in conseguenza della vita condotta in questi spazi. Tutte le scene sono rappresentazioni di un programma architettonico emergente, di un indice dello spazio vissuto.

Eve Blau – Biennale Architettura 2010, People meet in Architecture, catalogo Marsilio, Venezia, 2010, pagg.38-45

Agire nell’atmosfera

Ecco perché il concetto di People meet in Architecture è importante per l’architettura odierna, soprattutto se inteso come invito a riflettere sul significato culturale – e non solo sulle possibilità formali – dei nuovi media e global networks e degli ambiti sociali che essi generano, o come un invito ad ammettere come un’ipotesi quella dell’agire architettonico nel mondo dominato dai mezzi di comunicazione di massa d’inizio millennio. Questo è fondamentale, se accettiamo seriamente la sfida di considerare l’architettura come disciplina in grado di “illustrare nuovi valori” e di prendere una “posizione nei confronti di nuovi ambienti sociali e naturali”.

Lo spazio non è oggetto né soggetto, ma piuttosto “una realtà sociale, una serie di relazioni e di forme” (Lefebvre). Lo spazio, in altre parole, è un’astrazione concreta con conseguenze materiali, la cui produzione sociale è negoziata in termini di “triplicità dialettica” fra spazio percepito, spazio concepito e spazio vissuto, che produce un altro spazio, una condizione nuova. La teoria di lefebvre sulla produzione dello spazio fornisce un’utile struttura per comprendere il programma fondamentale della Biennale e del suo concetto operativo: l’atmosfera.

Come molte delle parole chiave preferite da SANAA, l’atmosfera ha diversi significati. Può riguardare le proprietà fisiche, gli effetti visivi, la logica organizzativa, le relazioni scalari e la densità programmatica di un’opera. Può descrivere le relazioni tra interno ed esterno, le caratteristiche dei contorni, la luce e l’aria, il riflesso, la rifrazione, la connessione e i modi in cui essi vengono sperimentati: come essi stessi sostengono, “l’atmosfera ha due significati per noi. Uno si riferisce ai luoghi circostanti l’edificio e l’altro è in rapporto allo spazio. Uno (…) non esiste prima che l’edificio sia costruito. L’altro (…) esiste prima che l’edificio sia costruito”. L’atmosfera, in altre parole, non è una cosa ma una condizione insieme negoziabile e in rapporto con la durata. E’ l’emergere che affiora da una molteplicità di interazioni fra l’oggetto costruito e i suoi contesti fisici  e sociali. L’atmosfera realizza l’agire architettonico. E’ una forma di conoscenza specifica dell’architettura stessa, ma che cambia anche il nostro modo di interpretare il modo e la nostra capacità di agire in esso.

Testimonia di questo concetto Cloudscapes, di matthias Schuler e Transsolar. Generata negli spazi dell’Arsenale e introdotta dall’elegante rampa di Tetsuo Kondo, la nuvola permette ai visitatori non solo di sentire la sua umidità e calore sulla pelle, ma di arrampicarsi sotto, dentro e sopra la nuvola stessa, per esperirla simultaneamente come denso vapore, spazio delimitato e forma tattile che si muove, muta e sposta i propri confini e la propria posizione in risposta all’azione umana.

L’atmosfera mette, tra il lavoro e il suo autore, una distanza che apre l’opera all’esperienza diretta; ciò consente all’utente di entrare nel processo di produzione architettonica.

….

La sfida collettiva è quella di “incitare le relazioni con la gente”, di “parlare di come percepiamo lo spazio” e di “esaminare come le persone all’interno dello spazio creino lo spazio stesso”, attraverso una vasta gamma di mezzi e di pratiche progettuali. L’atmosfera dell’esposizione è costituita da un’opera collettiva, prodotta “con molteplici punti di vista più che con un singolo orientamento”. Ma ruotano comunque tutti intorno alla proposizione secondo cui “ogni relazione è radicata nella realtà e nello spazio fisico”.

Collocata nel punto di intersezione tra lo spazio e il sociale – dove l’oggettivo e il soggettivo si incontrano – l’atmosfera è al tempo stesso estremamente instabile e in continuo mutamento rispetto alle condizioni del suo stesso farsi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...