Serpentine Gallery Pavilions

SERPENTINE GALLERY PAVILIONS

estratti dal libro di
Philip Jodidio, Serpentine Gallery Pavilions, Taschen, Koln, 2011

Zaha Hadid, 2007
“Ogni ombrellone si sviluppa in maniera simile a una scultura partendo da una piccola base articolata fino a creare una grande sagoma aggettante a forma di diamante. Traendo ispirazione da geometrie naturali complesse quali petali di fiori e foglie, i tre ombrelloni si sovrappongono per creare la caratteristica principale del padiglione: una simmetria complessa, un intreccio ininterrotto senza mai toccarsi, che consente ad aria, luce e suono di viaggiare attraverso strette fessure in uno stato che è al contempo aperto e tendente alla chiusura” (Z.H).

Daniel Libeskind, 2001
“18 Turns” – dice l’autore – “è un luogo speciale di scoperta, intimità e raccoglimento. Lo spazio è visto come parte di un orizzonte accessibile da ogni lato, tra la galleria e il paesaggio”. La struttura in pannelli di alluminio si ispira in parte all’origami.
Toyo Ito, 2002
“Il punto era rendere nuovamente visibili i sistemi che condizionano fondamentalmente l’architettura ma che sono stati oscurati da un razionalismo ossessionato dal concetto di uniformità”… “Si tratta di un curioso oggetto d’arte che è chiaramente architettura , eppure allo stesso tempo è una non-architettura. Pur assicurando le funzioni minime necessario per uno spazio destinato ad accogliere il pubblico, è privo di colonne, finestre e porte. Questa struttura cubica suggerisce una nuova visione dell’architettura futura? Questa domanda ci porta già a pensare ciò che verrà dopo”. (T.I.).
(pannelli di alluminio e vetro)

Oscar Niemeyer, 2003
“Volevo proporre un progetto diverso, libero e audace. Amo disegnare: mi piace vedere apparire sul foglio di carta un palazzo, una cattedrale, la silhouette di una donna. Ma la vita per me è molto più importante dell’architettura” (O.N.) “In primo luogo occorreva creare qualcosa che galleggiasse sopra il terreno. Ho voluto dare un’idea dell’essenza della mia architettura costruendo questo edificio piccolo e confinato in uno spazio ristretto usando cemento, qualche supporto e delle travi… La leggerezza architettonica dell’edificio, appoggiato su colonne, e costruito con travi a mensola in metallo di 8 m ha assicurato una forma architettonica diversa e sorprendente, indispensabile in ogni opera d’arte. Il grande salone si apre al paesaggio senza i limiti che impone abitualmente un edificio di carattere permanente.”

MVRDV, 2004
La struttura progettata doveva ricoprire la galleria con un prato a forma di montagna. “Noi pensavamo a che cosa sarebbe successo se avessimo inglobato la galleria nel padiglione… Il concetto si propone di forgiare una relazione più forte tra il padiglione e la galleria… sommergendo quest’ultima il padiglione di trasforma in un oggetto misterioso.”
(anche Hans Schabus nel pad austriaco della Biennale 2005)

Siza e Souto de Moura, 2005
“Il padiglione si inclina verso l’edificio neoclassico, come un animale le cui zampe sono ancorate al terreno, con una tensione dovuta a un appetito crescente e tuttavia trattenuto. Il suo dorso si stira e la pelle si rizza. Osserva attentamente, concentra le sue antenne sulla dimora. L’obbliga a definire il suo spazio. Richiude le zampe, abbassa la testa, impedendosi di avanzare.”(siza) “qualcosa di non astratto, qualcosa di legato agli alberi” (souto).

Koolhaas e Balmond, 2006
Il volume dell’uovo cosmico , gonfiato con 6000 mc di elio e altri 2000 di aria pressurizzata per poter galleggiare a 10 m da terra. “La volontà di traslucidità e leggerezza ha ispirato l’uso di nuovi materiali con modalità innovative”.
“Ho pensato che fosse molto importante non tanto reinventare la tradizione del padiglione quanto cercare di fare qualcosa che non si concentrasse né sullo spazio né sui materiali. Ho cercato di immaginare qualcosa che fosse simile al padiglione del fuoco di Yves Klein, o a quello sull’aria”.

Olafur Eliasson & K.Thorsen, 2007
“Abbiamo trovato interessante studiare come il corpo, in quanto risorsa rinnovabile basata sul tempo, costituisca di per sé un padiglione”.
“Non vogliamo dare un’immagine del tempo, ma rimanere al passo coi tempi”. “L’unico spazio infinito è dentro di noi”. – influenza di Kiesler.
“Sul principio di una rampa girevole, il padiglione esplora l’idea di circolazione verticale all’interno di uno spazio unico. Lo scopo è di riconsiderare l’idea tradizionale di padiglione come struttura a un solo livello aggiungendo una terza dimensione: l’altezza. Il movimento verticale nel padiglione integra la circolazione orizzontale dei visitatori nella Galleria”.
“L’importanza della forma a spirale non è tanto nella forma in sé; è correlata alla gente che si muove all’interno dello spazio”. Trottola

Frank O.Gehry, 2008
“Il gioco tra l’esoscheletro delle travi di legno e i piani multipli delle vetrate di copertura evoca immagini delle tipiche tende a strisce e di catapulte, catturando l’energia visiva di un luogo creato tramite la giustapposizione di elementi aleatori”.
“Il padiglione è concepito come una struttura lignea che agisce come una strada urbana che corre dal parco alla Galleria”.
Il rapporto con la musica: “l’idea di un podio da concerto nel padiglione è stata la ragione che ne ha determinato lo sviluppo così come è stato realizzato”.

SANAA, 2009
Copertura di alluminio sostenuta da pilastri di acciaio. “Il padiglione è un semplice tetto galleggiante in alluminio. Non è stato progettato come oggetto quanto piuttosto come un campo di spazio che offre un’esperienza diversa all’interno della continuità del parco. Questo tetto si estende e si avvolge intorno agli alberi formando una sorta di riparo. La sua altezza varia da un punto all’altro e una parte di esso si abbassa fino a trasformarsi in una tavola. Questa parte del tetto protegge inoltre diversi spazi dal vento e dalla pioggia. Altre parti del tetto si innalzano e si fondono nel cielo. Entrambi i lati sono riflettenti, mostrando il cielo soprastante e il parco sottostante.” “La sua forma è in primo luogo determinata dagli alberi esistenti”

Jean Nouvel, 2010
“Il rosso rappresenta il calore dell’estate. E’ il colore complementare del verde. E’ vivo e penetrante. E’ inglese come i bus di Londra o le cabine telefoniche, luoghi transitori dove si deve obbligatoriamente andare”. “spero che il padiglione estivo si adatti alle abitudini dei londinesi di Hyde park, non per turbarli ma per invitarli a un’esperienza complementare.” “Il padiglione esiste per invitare al sole e all’estate, a giocare con loro.”

Zumthor, 2011
“Un giardino è il pezzo di paesaggio più intimo che conosca. Ci è vicino. Vi coltiviamo le piante di cui abbiamo bisogno. Un giardino richiede cura e protezione. Per questo va recintato, difeso. Il giardino diventa così uno spazio caratterizzato. I giardini conclusi mi incantano. Amo le immagini di quei piccoli rettangoli di terra ritagliati nei vasti pascoli alpini, difesi da uno steccato. … L’hortus conclusus che sogno è così: conchiuso ma aperto al cielo.”

Herzog & de Meuron, 2012
“Alla ricerca di una soluzione alternativa, abbiamo scavato nel terreno del parco a 5 metri di profondità, fino a raggiungere la falda acquifera, incorporando così nel nostro padiglione un aspetto altrimenti invisibile nel parco. Scavando, come una squadra di archeologi, abbiamo incontrato diverse realtà, un groviglio di linee contorte: cavi telefonici, ma anche le fondazioni dei precedenti padiglioni”. Il tetto, che galleggia a pochi metri sopra il manto erboso del parco, ha una superficie d’acqua che riflette il cielo e il tempo mutevole di Londra.

Fujimoto, 2013
“Per il Padiglione 2013 propongo un paesaggio architettonico” “Una terrazza trasparente che incoraggia le persone a interagirvi e a esplorarla in diversi modi. Nel contesto ‘bucolico’ di Kensington Gardens, immagino il vivido verde della vegetazione tessuto assieme a una nuova geometria costruita, in cui si fondono il naturale e l’artificiale”. “La delicata qualità della struttura, arricchita dalla sua semi-trasparenza, crea una geometria a forma di nuvola, come se fosse foschia che sorge dalle naturali ondulazioni del parco. Da certi punti di vista, il Padiglione sembrerà fondersi con la struttura classica della Serpentine Gallery e i suoi visitatori sospesi nello spazio”.

Smiljan Radic, 2014
“Il Serpentine Pavilion 2014 è parte della storia delle piccole costruzioni romantiche viste nei parchi o nei grandi giardini, le cosiddette follies, molto popolari a partire dalla fine del XVI secolo all’inizio del XIX. Esternamente, il visitatore vedrà un guscio fragile, sospeso su grandi pietre di cava. Questo guscio – bianco, traslucido e in fibra di vetro – ospiterà un interno organizzato intorno a un cortile vuoto, da cui il contesto naturale sarà a un livello più basso, dando così la sensazione che l’intero volume sia flottante. Di notte, grazie alla semi-trasparenza del guscio, la luce attirerà l’attenzione dei passanti, come le lampade attirano le falene”.

Selgas Cano, 2015
Gli architetti spagnoli promettono di “usare un solo materiale… la Trasparenza”, aggiungendo che “le tecnologie più avanzate saranno impiegate a favore di tale trasparenza”.

00. serpentine pavilion

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