Lo spazio del paesaggio: i fattori tempo e movimento, punto 11 del Manifesto per il progetto di paesaggio, Islas Canarias

00. manif paes 11

Renato Bocchi

 

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Espacio del paisaje: los factores del tiempo y del movimiento

 

 

El espacio del paisaje no es un espacio euclidiano, geométricamente mensurable y describible por categorías euclidianas o cartesianas.
El espacio del paisaje es más bien un espacio fractal, o un espacio topológico.


Es un espacio para experimentar, vinculado a la experiencia de un usuario, de hecho vinculado a experiencias mutables, que cada usuario puede madurar dentro el paisaje.
La variabilidad subjetiva de estas experiencias decide del su mismo ser paisaje, o del su devenir paisaje.


En efecto, no hay un paisaje en sí mismo, el paisaje se produce en que se vive y en la forma en la que se experimenta.
Lo que existe en sì, es en todo caso la naturaleza, o el sitio a la espera de ser experimentado.


Y la experiencia de un paisaje, ya mutable de acuerdo a la subjetividad, es también mutable debido a que es el resultado de un proceso, no sólo de una contemplación estática.


El movimiento, con el que el usuario percibe y experimenta el paisaje en terminos de proceso, es sustancial en su definición (la experiencia de lo pintoresco lo enseña, asì como la del viaje o de la peregrinación).


La dimension de la percepción en movimiento define emocional y narrativamente los paisajes, dà interpretaciones cambiantes y múltiples de ellos.


De ahí la importancia, incluso en el diseño del paisaje, de la dimensión dinámica, la construcción narrativa o el montaje significativo, de la construcciòn de las relaciones entre los usuarios (en movimiento) y los elementos físicos que constituyen los lugares.


Además, el paisaje es cambiante y procesual también en sí mismo, ya que el factor tiempo – el cambio de luz durante el día, el cambio climático, los cambios de las estaciones – cambian constantemente a sus caracteristicas y sus experiencias.
Esto enfatiza la procesualidad atribuible al mismo gobierno de las transformaciones del paisaje asociadas a su proyecto y su mantenimiento en el tiempo.


Una vez más, es un proyecto de un sistema de relaciones espaciales, físicas, topológicas, que cambian con el tiempo, de que en cierto modo debe esperar o al menos poner en cuenta la variabilidad.


En este sentido, el arte del paisaje en cierta forma no es sólo un arte o una arquitectura de espacios y formas, pero también es un arte performativo, relacionado con el proyecto de los acontecimientos, de las situaciones, cerca de las técnicas y de las artes escénicas, como el cine, el teatro, la danza.


Por lo tanto es inútil buscar o diseñar formas finitas para el proyecto o para la protección del paisaje: porqué serán de corta duración.
Es necesario ser capaces de dibujar rutas procesuales que incluyen en sì la inestabilidad, la variabilidad, e incluso la caducidad.


En este sentido, el proyecto del paisaje tiene una absoluta modernidad, porqué razona sobre la vaguedad y la instabilidad, sobre una gran diversidad subjetiva, todos aspectos que caracterizan el mundo en que vivimos.

 

Lo más efectivo y duradero será lo más serà capaz de adaptarse y reinterpretar constantemente el mundo que cambia.
Por eso lo que se requiere – para gobernar el paisaje – es más que un observatorio, un sistema de seguimiento incansable y un trabajo incansable de re-proyectacion, que sea capaz de considerar todas las obras de transformación del paisaje en el contexto de las relaciones en el que cada dia vamos a actuar.

 

 

 

 

 

 

Renato Bocchi

 

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LO SPAZIO DEL PAESAGGIO: I FATTORI TEMPO E MOVIMENTO

 

Lo spazio del paesaggio non è uno spazio euclideo, geometricamente misurabile e descrivibile secondo categorie euclidee o cartesiane.

Lo spazio del paesaggio è semmai uno spazio frattale, o uno spazio topologico.

E’ uno spazio da esperire, legato all’esperienza di un fruitore, alle mutevoli esperienze, anzi, che ogni fruitore può maturarvi dentro.

La variabilità soggettiva di tali esperienze decide del suo essere paesaggio, o del suo divenire paesaggio.

Non esiste infatti un paesaggio in sé, il paesaggio si dà quando viene esperito e secondo i modi in cui viene esperito.

Quel che esiste in sé è semmai natura o sito che aspetta di essere esperito.

E l’esperienza di un paesaggio, già di per sé mutevole secondo le soggettività, è inoltre soprattutto mutevole perché frutto di un processo, non di una mera contemplazione statica.

Il movimento con cui il fruitore percepisce ed esperisce in termini processuali un paesaggio, è sostanziale nella sua definizione (lo insegna l’esperienza del pittoresco, come quella del viaggio o del pellegrinaggio).

La dimensione della percezione in movimento definisce emozionalmente e narrativamente i paesaggi, ne dà mutevoli e molteplici interpretazioni.

Di qui l’importanza, anche nel progetto del paesaggio, della dimensione dinamica, narrativa o di montaggio significante della costruzione delle relazioni fra fruitori (in movimento) ed elementi fisici costitutivi dei luoghi.

In più, il paesaggio è mutevole e processuale anche di per sé, dal momento che il fattore tempo, il cambiare della luce durante il giorno, le mutazioni del clima, le mutazioni delle stagioni, ne mutano continuamente i caratteri e quindi le esperienze.

Ciò accentua la processualità attribuibile allo stesso governo delle trasformazioni del paesaggio connesso con il suo progetto e la sua manutenzione nel tempo.

Di nuovo è un progetto di un sistema di relazioni spaziali, fisiche, topologiche, che mutano nel tempo, di cui va in qualche modo prevista o quantomeno messa in conto la variabilità.

In questo senso l’arte del paesaggio è in certo modo non solo un’arte o un’architettura di spazi e di forme, ma è anche un’arte performativa, connessa con il progetto di eventi, di situazioni, vicina alle tecniche e alle arti performative del cinema, del teatro, della danza.

E’ inutile pertanto cercare o progettare forme finite per il progetto o anche per la tutela del paesaggio: avranno vita breve.

Occorre saper disegnare itinerari processuali che comprendono in sé l’instabilità, la variabilità, perfino la caducità.

In questo, il progetto di paesaggio è di una modernità assoluta, poiché ragiona sull’indeterminatezza e l’instabilità, l’estesa pluralità soggettiva, che caratterizzano il mondo in cui viviamo. Tanto più sarà efficace e duraturo quanto più sarà capace di adattarsi e reinterpretare continuamente le mutazioni del mondo.

Per questo più che un osservatorio si richiede – per governare il paesaggio – un instancabile monitoraggio e un’instancabile opera di riprogettazione, che sappia considerare ogni opera di trasformazione del paesaggio nel quadro di relazioni in cui si troverà ad agire.

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